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Notizie dal comune di Novara
La patria dei diritti sarà l'Ue PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianni Pittella (vicepresidente del Parlamento europeo. Segnalazione di P. Maccari)   
Lunedì 04 Gennaio 2010 10:21
("Europa", 31 dicembre 2009) La protezione e la promozione dei diritti umani fondamentali si colloca al cuore della democrazia e dello stato di diritto. Questo è senza dubbio vero per l'ordinamento italiano, e non solo naturalmente per il corpo di diritti e garanzie definito dalla nostra Costituzione. Ma l'anno che si conclude apre una fase straordinariamente importante per la protezione dei diritti fondamentali nel quadro europeo, dell'Unione europea e ritengo cruciale che, nelle istituzioni europee e nazionali e tra gli operatori del diritto, si colga in pieno, senza sottovalutazioni, la portata reale dell'entrata in vigore del Trattato di Lisbona e l'impatto sul sistema di protezione e promozione dei diritti fondamentali anche negli stati membri. Il Trattato di
Lisbona pone i diritti fondamentali al cuore dell'azione e dell'identità dell'Unione europea fondandone la preminenza su tre pilastri.
In primo luogo dichiara che l'Unione si fonda su un insieme di valori, tra cui dignità, uguaglianza, solidarietà, giustizia, che non erano esplicitamente menzionati in precedenza, e a cui le istituzioni dell'Unione dovranno conformarsi nella definizione delle politiche europee. In secondo luogo, e di primaria importanza, è l'attribuzione di valore giuridico pienamente vincolante alla Carta dei diritti fondamentali dell'Ue. Badate, non tutti nelle istituzioni hanno fino ad ora saputo o voluto cogliere la portata di questa novità.
Una novità che determina un cambiamento radicale di prospettiva, perché impone alle istituzioni e agli organi dell'Unione europea e agli stati membri, nell'applicazione del diritto dell'Unione, non soltanto di garantire e rispettare i diritti sanciti nella Carta, ma anche di promuoverli attivamente, cioè di svolgere un ruolo attivo di promozione e di tutela che non era definito in precedenza.
Sappiamo benissimo che, di questo nuovo strumento vincolante (e innovativo perché comprende, oltre ai diritti sociali fondamentali, anche nuovi diritti di portata innovativa come quello alla protezione dei dati personali, alla buona amministrazione, alla protezione dell'ambiente) si potrà anche fare un uso minimo, passivo e se ne potrà dare un'interpretazione rigidamente restrittiva. Ma – e questo vale per tutto il Trattato di Lisbona e le innovazioni istituzionali che contiene – se al contrario le istituzioni ad ogni livello, le corti, gli operatori del diritto, i cittadini, decideranno di usare la Carta, direi di imbracciare la Carta e i diritti della Carta, allora l'impatto espansivo avrà ripercussioni su tutto l'ordinamento comunitario e sulla natura dell'Unione stessa.
Credo che noi, il parlamento europeo, in generale le istituzioni europee abbiano la responsabilità principale in questo quadro. La protezione dei diritti fondamentali non può essere affidata soltanto all'azione, pure importantissima, di sanzione e interpretazione dei giudici e alle sollecitazioni di organizzazioni non governative e organismi preposti. Il parlamento europeo deve prendere sul serio questo strumento sin da ora ed usarlo attivamente, utilizzando gli studi e le valutazioni che devono venire dall'Agenzia per i diritti fondamentali dell'Unione europea (vi siedono due giuristi italiani del calibro di Stefano Rodotà e Elena Paciotti).
Questa responsabilità è particolarmente importante ora nel settore delle politiche di sicurezza e giustizia, dove il parlamento diviene, con Lisbona, colegislatore a pieno titolo e dove il tema della promozione e protezione dei diritti delle persone resta delicatissimo, a partire dalla definizione di un nucleo uniforme di diritti procedurali e di difesa nell'Unione europea.
Infine, terza innovazione rilevantissima, il Trattato di Lisbona prevede l'adesione della Unione europea alla Convenzione europea per i diritti dell'uomo, che viene cosí a costituire non più soltanto un riferimento di fondo, ma un vero e proprio vincolo ulteriore dell'Unione e degli stati membri alla protezione dei diritti fondamentali, con un ruolo della Corte di Strasburgo, da definire nel concreto in relazione con quello già noto della Corte di giustizia delle Comunità europee, in modo da evitare conflitti di giurisdizione.
Si apre quindi una fase espansiva per la tutela dei diritti fondamentali, dove tutti noi, nelle rispettive collocazioni, possiamo e dobbiamo avere parte attiva.
E vorrei terminare con una riflessione personale, che riguarda l'identità dell'Unione europea come patria del diritto e dei diritti. Credo sia evidente a tutti che il clima politico in Europa, nonostante le evoluzioni istituzionali di cui abbiamo parlato, mostra il segno di un prevalere di posizioni populiste e reazionarie, sul terreno dei diritti fondamentali, a volte anche apertamente razziste e xenofobe, anche negazioniste.
In generale, la crisi economica che sta colpendo duramente le società europee può portare ad un movimento opposto a quello espansivo che abbiamo descritto, a una tendenza a rinchiudersi, a creare differenze di tutela, a definire regimi speciali. Insomma, a un quadro difficile da conciliare con i tratti fondamentali dell'identità italiana ed europea trasfusi nella Costituzione e nella Carta dei diritti, per intenderci.
Questa è la sfida di tutti, ma credo principalmente della politica ed è, personalmente, una sfida che intendo raccogliere nel mio ruolo di primo vice presidente del parlamento europeo.

Ultimo aggiornamento Lunedì 04 Gennaio 2010 15:22
 

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