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Notizie dal comune di Novara
Novara: resoconto del convegno “La crisi dell’impresa PDF Stampa E-mail
Scritto da Comunicato stampa AIN   
Domenica 08 Novembre 2009 19:15
Un forte invito alla semplificazione normativa in tema di diritto del lavoro e all'utilizzo, da parte degli imprenditori, di tutti i nuovi istituti previsti dalla legge fallimentare per risolvere alcune gravi situazioni di crisi aziendale. Sono i principali messaggi emersi dal convegno “La crisi dell’impresa - Nuovi strumenti ed opportunità per gli imprenditori”, tenutosi venerdì 6 novembre 2009 nell'Aula Magna della Facoltà di Economia dell'Università del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”, a Novara.

  L'incontro, organizzato dall'Associazione Industriali e dal Tribunale di Novara in collaborazione con l'Ateneo tripolare piemontese, è stato introdotto dai saluti della nuova preside della Facoltà di Economia, Eliana Baici, che ha sottolineato l'importanza, per l'Università, di mantenere forti legami con le istituzioni del territorio.

  Nel suo intervento, intitolato “Innovazione, principi contabili e buone leggi per uscire dalla crisi”, Giovanni Frattini, ordinario di Economia aziendale a Novara, ha preso spunto dal fatto che in lingua cinese il termine crisi è rappresentato da due ideogrammi, significanti “pericolo” e “opportunità”, per invitare il mondo produttivo a credere nelle proprie capacità di recupero, nonostante i tempi della ripresa si prospettino ancora abbastanza lunghi. Per uscire dalla crisi, secondo Frattini, «è necessario ritornare ai valori “classici” dell'economia aziendale. L'impresa deve riappropriarsi delle sue responsabilità individuali senza delegarle o pretendere soluzioni “magiche” dal mondo della politica. Il modello di risanamento deve prevedere l'innovazione di prodotto, l'etica dei risultati e non quella delle intenzioni, la sostenibilità sociale e ambientale e una maggiore responsabilità nelle comunicazioni sociali».

Dalla crisi si esce, secondo il docente, «incentivando le riconversioni industriali piuttosto che le delocalizzazioni, riformando l'apparato amministrativo e burocratico per agevolare le nuove iniziative imprenditoriali, riqualificando il lavoro per aumentare la produttività, avviando le grandi riforme per dare sostegno al lavoro precario e incentivando i consumi». Frattini ha anche proposto la costituzione di un "fondo rischi ristrutturazioni", detassato, che sia in grado di assicurare ai dipendenti, in caso di licenziamento, un trattamento integrativo di riqualificazione, con la possibilità di prendere parte a un percorso di “outplacement” in tempi rapidi, e ha auspicato una riforma dell'Irap e un maggiore equilibrio tra l'aliquota sugli utili d'impresa e quella sulle rendite finanziarie.

  Il convegno si è concluso con l'intervento del giuslavorista Pietro Ichino, che ha anticipato i principali aspetti dei disegni di legge sulla semplificazione del diritto del lavoro e sulla “Flexsecurity” che portano il suo nome e che verranno presentati ufficialmente in Senato il prossimo 11 novembre 2009. «La legislazione vigente in tema di diritto del lavoro – ha esordito Ichino – presenta alcuni aspetti di vera e propria mostruosità. L'ipertrofia della nostra normativa giuslavoristica ha raggiunto limiti intollerabili: oggi un codice che raccolga tutta la normativa in materia è composto di quasi 2.800 pagine e la sua conoscenza completa è di fatto impossibile anche ai più esperti. Il gruppo di esperti che ho coordinato ha tentato di semplificare i contenuti normativi per renderli più leggibili e utilizzabili, senza abbassare i livelli attuali di protezione del lavoro. Oggi, inoltre, la normativa vigente si applica a circa 9,4 milioni di persone su una forza-lavoro di oltre 18 milioni: abbiamo quindi un diritto del lavoro di fatto inapplicabile, a livello integrale, nella sua pienezza».

  Il “Codice del lavoro” di cui verrà proposta l'adozione è composto di 49 articoli per la parte che disciplina i rapporti individuali e di 15 articoli per quella relativa ai rapporti sindacali. «Si tratta – ha precisato Ichino – di 64 articoli concisi e chiari, che possono essere letti e compresi da tutti in modo da consentire il superamento dell’attuale regime di “apartheid” che divide i “protetti” da coloro che lo sono poco o nulla. Nella sua redazione abbiamo anche cercato di attenerci allo “Statuto del lavori”, cui hanno lavorato in passato Tiziano Treu e Marco Biagi, che risponde all'idea di una legislazione che ricomponga il diritto del lavoro “abbracciando” tutti coloro che vivono del loro impiego con alcune norme comuni in tema di igiene, sicurezza, e tutela della privacy, assicurazione pensionistica e antinfortunistica, standard retributivo e orario minimo. Si è così creato un sistema di protezione strutturato a cerchi concentrici per tutte le forme di lavoro, dipendente o autonomo».

  Anche la disciplina della Cassa integrazione guadagni, oggi “dispersa”  in 34 leggi emanate in oltre 60 anni, può essere semplificata, secondo il giuslavorista, in un solo articolo, composto di cinque commi, che ne estende il campo di applicazione a tutti i lavoratori, elimina le procedure burocratiche, “responsabilizza” le imprese, ponendo un quarto del trattamento a loro carico, e obbliga l’Inps a commisurare il premio assicurativo al rischio effettivo, istituendo un contributo “bonus/malus” che dovrebbe comportare una riduzione dell'1,5% del costo del lavoro. «In questo modo – ha sottolineato Ichino – si metterebbe un freno a quella vera e propria “tassa occulta sul lavoro” costituita dall’entità del contributo pagato dalle imprese sulle retribuzioni lorde dei loro dipendenti, pari al 2,2% per le aziende con oltre 50 dipendenti e all’1,9% per le altre. Se, per questa “polizza”, l’Inps operasse in regime di concorrenza, il “premio assicurativo” si ridurrebbe allo 0,5%».

  Durante il dibattito è stato anche fatto cenno alla proposta “bipartisan”, elaborata da Ichino insieme a Giuliano Cazzola, per aumentare il tasso di occupazione nella fascia di età compresa tra i 60 e i 70 anni, eliminando in via sperimentale l’automatismo del licenziamento per raggiunti limiti di età. La proposta prevede uno “sconto” di due terzi della contribuzione previdenziale e piccole penalizzazioni (quali un’indennità di risoluzione del rapporto pari al 25% di una mensilità per ogni anno di anzianità di servizio, per un massimo di due mesi) per le imprese che si oppongono alla richiesta dei lavoratori di restare in servizio oltre il limite del pensionamento di vecchiaia.

  Ichino ha anche illustrato le linee principali del progetto “Flexsecurity”, che prevede tra l'altro, in caso di licenziamenti dovuti a motivi economici e organizzativi, di mettere a carico dell'impresa il “costo sociale” della scelta, attraverso un meccanismo di finanziamenti e di sostegni attivi alla ricollocazione dell'ex dipendente, entro un anno, all'interno di un mercato del lavoro «che può e deve funzionare meglio».

  Al termine dell'incontro la presidente dell’Ain, Mariella Enoc, ha ringraziato Ichino per il suo ruolo di legislatore, «perché – ha precisato – ha dato un esempio concreto di quella semplificazione che il sistema confindustriale chiede da sempre», auspicando un positivo esito dell'iter parlamentare dei provvedimenti che verranno presentati.

 

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