Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa del Gruppo Dialettale Galliatese che da quarant'anni, attraverso le sue numerose pubblicazioni (11 libri) rappresenta l’ethos più profondo del popolo galliatese, colto attraverso i personaggi, il lavoro, le feste, le tradizioni, la cultura popolare, gli usi e i costumi della gente galliatese nel tempo, nonché nelle espressioni semplici della poesia dialettale.
Sabato 21 novembre, in biblioteca a Galliate, alle ore 11.00, il Gruppo dialettale presenterà la sua ultima fatica, il volume
Un piatu al zicòria. Favole e fiabe della tradizione popolare galliatese. Partecipano all'incontro Carlo Carzan, Enzo Lerro, Marisa Fonio, Sara Brustio e Gianni Belletti. Modera Roberto Cardano. (Redazione)
Nessuno di noi del Gruppo Dialettale Galliatese, nemmeno i componenti più anziani, ha però vissuto quell'esperienza. Era finita ormai da tempo la consuetudine di ritrovarsi insieme, nelle lunghe serate invernali, a godere l’umido tepore emanato dalle mucche. Tuttavia, alcuni di noi ricordavano di aver sentito narrare dalla nonna o dalla mamma certe antiche sénpie (così si chiamavano le fiabe a Galliate), magari durante le interminabili riunioni attorno a un tavolo in occasione delle feste natalizie. Ma difficilmente erano state ascoltate in dialetto, a parte qualche intermezzo con cantilenanti filastrocche, oppure con i nomi dei luoghi dove si svolgevano gli eventi: in vernacolo i grandi comunicavano solo tra di loro, con i bambini bisognava parlare in italiano…
La memoria di quei racconti restava un po’ sbiadita, confusa. Fortunatamente, al suo nascere, il Gruppo Dialettale si è dato subito da fare per raccogliere e catalogare più sénpie possibile, tutte rigorosamente in dialetto. A partire dal 1970, gli aderenti al Gruppo si sono così recati, armati di pazienza e di un piccolo registratore, nelle case di anziani "affabulatori", per ascoltare dalla loro vi-va voce quanto da generazioni si andava tramandando in paese, cospicuo patrimonio orale che rischiava di scomparire per sempre, assieme alla secolare civiltà contadina che lo aveva lentamen-te formato.
La messe fu abbondante: vennero salvate dall’oblio 46 storie della tradizione orale galliatese, im-portante testimonianza della cultura popolare locale. Trascritte fedelmente nelle forme originali di un ormai sempre meno conosciuto dialetto (che fu fissato, non senza discussioni, sulla carta stam-pata seguendo con minuziosa scientificità precise norme fonetiche e ortografiche), le sénpie sono comparse nei tre libri di Gaià spitascià, editi tra il 1978 e il 1993. Si tratta di favole forse ingenue, adatte a gente semplice, storie certo lontane dal nostro modo di vivere, ma che conservano ancora intatta la loro capacità di attrarre e divertire.
A distanza di tanti anni da quelle lontane ricerche, al Gruppo Dialettale è venuta l'idea di avvicinare i bambini nostri concittadini (di origine o di adozione) a conoscere la ricchezza contenuta nelle an-tiche sénpie, riproponendole con modalità nuove, ma pur sempre rispettose delle forme tradiziona-li. Si è cioè utilizzato un testo (in italiano) scritto e illustrato, così da aiutare il bambino a “vedere” i personaggi e i luoghi delle favole, senza privarlo della possibilità di una rielaborazione personale (un film di animazione o un videogioco fornisce al contrario un prodotto predefinito, che spesso non permette di sviluppare nessun “lavoro” di fantasia).
Allo scopo, tra le numerose favole apparse sui volumi di Gajà Spitascià, ne sono state scelte cin-que, selezionando quelle che sembravano più adatte a un pubblico infantile: tre hanno come pro-tagonisti animali con movenze antropomorfe (sul modello delle fiabe della classicità), una un cia-battino sui generis, l’ultima tre intraprendenti fratellini.
La traduzione dal vernacolo è stata effettuata nel rispetto del racconto orale, utilizzando un lessico e una sintassi semplici, in modo tale da conservarne il primitivo fascino, e renderle facilmente comprensibili ai giovani lettori (si è comunque rispettato la terminologia dei toponimi locali e qual-che locuzione non altrimenti esprimibile).
Ogni fiaba è stata quindi affidata a un diverso disegnatore (tutti illustratori affermati, quattro gallia-tesi e un furèstu). Ciascuno si è liberamente servito del proprio estro e della propria fantasia per raffigurare le scene che più lo hanno ispirato, utilizzando una tecnica artistica differente: chi il collage, chi la computer grafica, chi le più tradizionali tempere, i pastelli, i pennarelli...
Rivolgendoci anche a un pubblico adulto, per facilitare (o complicare) la comprensione dei testi, si è ritenuto opportuno allegare al volume illustrato il presente fascicolo, in cui sono riportate le
sénpie nella forma dialettale originale. Attingendo a quanto pubblicato su Gajà Spitascià, le fiabe sono state inoltre fatte precedere da un brano che le contestualizza, inquadrandole dal punto di vista storico-letterario, e sono tutte accompagnate da articolati commenti. Il testo è inoltre intervallato da diverse illustrazioni al tratto, ricavate da opere del Gruppo Dialettale.
Allegato al fascicolo, è infine proposto un CD audio, contenente le registrazioni delle cinque storie nella forma originale, recitate per l'occasione da persone in grado di leggere il dialetto. Il supporto informatico si propone sia di mantenere viva la parlata locale, sia di soddisfare quanti (pur apprez-zando il dialetto galliatese) non hanno purtroppo più modo di sentirlo parlare, sia di incuriosire chi (anche se vive a Galliate) non lo ha mai ascoltato.
Insomma,
Un piatu al zicòria… e la storia ricomincia!